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Cocò vecchia volpe!

Non so se sia corretto identificare questo tipo di giacche con la mitica stilista francese, ma di fatto sono una sua creazione ed è il modo più immediato per rendere l’idea.

Chiarito l’oggetto ecco il mio ultimo lavoro, una giacca tipo chanel in un tessuto che ho difficoltà a definire. Potrei dire bouclè perchè gli assomiglia, però è un tessuto doppio, nel senso che trama e ordito in lana (?) che si vedono sul dritto sono “appoggiati” su un altro stato di tessuto nero … il risultato è che la stoffa è decisamente rigida e mi è sembrata perfetta per una giacca.

Era tanto che volevo un modello di questo tipo … un po’ perchè è sempre di moda, un po’ perchè amo usare alcuni capi “da signora” e mescolarli con qualcosa di più casual. Per questo in particolare ho usato il modello n. 123 di La Mia Boutique di Gennaio 2012, senza fare le tasche e senza usare un bordo sfrangiato (credo sarebbe quasi impossibile trovare un tessuto e un bordo dello stesso colore).

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Siccome ripiegare questa stoffa così spessa sarebbe stato arduo e non di bell’effetto ho usato la cimosa della stoffa per il bordo inferiore e ho lasciato tutti gli altri bordi sfrangiati, fissando il tutto con una passamaneria color ocra per evitare il completo disfacimento della giacca.

chanel-particolareSempre a causa dello spessore i ripieghi interni del collo e delle parti frontali della giacca non sono del medesimo tessuto (che oltretutto scivola poco) ma in velluto. Non ho usato fliselina.

La cosa che mi ha colpito di più nella confezione è che la rivista suggerisce un metodo per attaccare le maniche che non avevo mai usato ma che si è rivelato più semplice: prima si attacca la manica al giro manica aperto e poi si chiude il fianco con un’unica cucitura dall’orlo al polso.

Realizzare questa giacca è stato facile e decisamente veloce (ho potuto usare quasi sempre la taglia e cuci, rifinendo e unendo le parti in un unico passaggio) quindi non mi resta che ringraziare la furbizia (e il genio) della signora Chanel.

Irene

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Lavori in corso: giacca “chanel”

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Ci siamo quasi, ormai mancano solo le rifiniture …

Irene


Una gonna per il lungo inverno

Avevo paura di non riuscire a sfruttarla, ma considerando che la primavera si fa attendere sono riuscita ad indossare questa gonna più del previsto.

Il modello si trova su Burda di Maggio 2012, ma l’ispirazione l’ho avuta leggendo un blog a cui mi sono molto appassionata:  http://www.modaperprincipianti.com, dove l’autrice alterna suggerimenti su come valorizzare la forma del proprio corpo e spunti di riflessione sull’autostima.

In particolare non avevo mai fatto caso a  come sia difficile trovare certi modelli quando non sono di moda … e se i capi di abbigliamento di voga non sono adatti al proprio fisico come sia arduo “evitarli”!

La miglior soluzione: stoffa, forbici, ago e filo! (e una buona dose passione per il cucito)

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Per la mia forma, a pera (ovvero busto abbastanza magro e rotondità dalla vita in giu), ho scelto di realizzare una gonna che metta in evidenza il punto vita.

Questa ha delle pieghe davanti e tasche laterali; l’apertura è sul davanti del tipo “cerniera con patta” (come quella dei jeans per intenderci) … era la prima volta che realizzavo questo tipo di apertura e nonostante sia riuscita bene non saprei come rifarla, ma vi suggerisco ancora una volta i meravigliosi video su http://www.husqvarnaviking.com/it/5872.htm!

Irene

 


Cerimonia d’inverno (con errori da evitare)

Io adoro andare ai matrimoni, si nota vero? così quando sono stata invitata ad una cerimonia in pieno inverno ho pensato subito che era l’occasione perfetta per farmi un nuovo abito …

Ho scelto un modello con corpetto stretto, gonna ampia e maniche lunghe (Burda Novemembre 2012) e il risultato è stato soddisfacente, nonostante il poco tempo a disposizione.

abito-corallo

Proprio a causa della fretta ho commesso due degli errori peggiori che si possano commettere quando si realizza un capo di abbigliamento:

1) non preparare la stoffa prima di tagliarla
A seconda del tipo di tessuto utilizzato è necessario “pre-trattare” la stoffa, cosicchè non subisca variazioni dopo il taglio. In estrema sintesi:
– cotone/lino: lavare il tessuto
– lana: stirare con vapore
– sintetico: nessuna operazione necessaria
(se non conoscete la natura del tessuto provate a bruciarne un angolo: se brucia come carta e la cenere si sbriciola facilmente si tratta di cotone o tessuti naturali; se emana un odore di plastica e si forma una goccia scura si tratta di tessuti sintetici)

2) non realizzare un modello in tela di prova per verificare la vestibilità ed eventalmente modificare il cartamodello sulle proprie misure

Il primo errore è difficile da recuperare, soprattutto se il tessuto restringe e non si hanno ampi margini di cucitura; a me è andata bene, perchè si trattava di un tessuto da tappezzeria misto cotone, ma a prevalenza sintetico.

Riguardo al secondo errore, invece, ho penato parecchio perchè il corpetto e le spalle erano molto larghe, quindi ho iniziato a stringere ma ho avuto difficoltà per far tornare la manica … in sostanza  il tempo risparmiato a non fare il modello si perde con le modifiche (e se non si è esperti con la costruzione dei modelli si rischia pure di ottenere un risultato scadente).

Nonostante la voglia di realizzare tanti progetti non c’è niente che sia più frustrante di indossare un capo imperfetto (anche se non si vede, sappiamo che gli errori sono lì!) e niente che dia più soddisfazione di creare qualcosa di ben fatto.

Irene


Cosplay d’altri tempi

Un titolo appropriato, sia perché questo costume riporta in dietro di qualche secolo, sia perché è stato realizzato in tempi record.

A tre settimane dal’inizio di Lucca Comics mi è stato chiesto se sarei riuscita a realizzare il costume che Anne Hathaway  indossa nel film Becoming Jane  … è stato un piacere e una sfida!

Il modello in realtà non è molto complicato, si tratta di un abito stile impero, con scollatura quadrata e una grande piega sul dietro … probabilmente questa piega ha un nome preciso e si realizza con una tecnica sartoriale apposita, ma nonostante la mia esperienza limitata credo di essere riuscita a creare lo stesso effetto.

L’abito è realizzato in cotone, quello per lenzuola e si stropiccia che è una meraviglia (come quello del film!) … e si restringe tantissimo a lavarlo, quindi è vietato dimenticarsene prima di tagliare!

Anche se i tempi erano stretti ho voluto foderare la gonna e il corpetto è doppiato. Gli orli e le rifiniture interne sono state eseguite a mano con punto nascosto, affinché il risultato finale fosse preciso e di qualità.
L’abito è completato da una fascia in vita e una foulard bianco.

Irene


Casacchina dalla linea orientale e dallo stile occidentale (?!)

Delle mille cose che mi passano per la testa e che vorrei confezionare per me, questa sono riuscita a trovare il tempo per portarla a termine. I lavori che mi vengono commissionati hanno il vantaggio sui miei, ed io mi ritrovo con l’armadio che non si rinnova: non compro abiti nuovi, perché non mi piacciono al 100%, e non penso valgano il prezzo che te li fanno pagare, compro metri di stoffe che mi piacciono e che però restano nell’armadio ad ammuffire, informi e tristi. Ma questa volta mi sono ritagliata un angolino di spazio da dedicare a me, spronata dalla Prima Comunione di mia nipote e armadio e portafoglio vuoto per l’evento.

Ho un debole per l’Oriente, e da un po’ ho in testa di confezionare un kimono (progetto rimandato a data da decidere), e una casacca cinese, di quelle dalla chiusura asimmetrica su una spalla, collo alla coreana, e linea ben definita sul corpo. Non volevo i tessuti lucidi da raso di seta, uno perché non indosso seta, due perché volevo andare un po’ oltre alla solita visione di casacchina cinese (lucida, colori squillanti, fantasie macro fiorite o fantasy), no, no…
Illudendomi di essere la Coco Chanel dell’occasione (quando ha inventato i suoi celeberrimi tailleur, in tessuti eccentrici, come maglina e jersey), ho deciso di interpretare questo capo orientale, col mio occhio occidentale, dopo alcuni schizzi ha avuto la meglio il gessato profilato in rosso. Il dettaglio rosso su base principalmente nera mi piace, è sofisticato, eccentrico ed elegante insieme, non ti puoi permettere imprecisioni, si vedrebbero evidenziate alla massima potenza. Per l’occasione mi sono servita di un jersey di cotone, che oltre alle caratteristiche estetiche che avevo progettato unisce anche la comodità nell’indossare il capo.
Dalla base del corpetto lungo fino al bacino ho disegnato le modifiche che lo avrebbero reso il mio corpetto cinese, la chiusura asimmetrica, il collo alla coreana, la manica di 3/4 con lo spacchetto interno. Dal cartamodello sono passata alla prova su tela Guinea, che costa poco e posso vedere come rende il capo su stoffa, anche se ogni stoffa si comporta in maniera diversa, e la tela Guinea non somiglia nemmeno lontanamente al jersey elasticizzato, ma di sicuro dà meglio l’idea della vestibilità del capo che non la sua versione in carta. Infatti, indossandolo aveva qualche difetto: le pinces andavano scavate di più, il colletto prendeva una brutta linea, la base del collo dietro necessitava una pince. La versione corretta è stata poi riportata sulla stoffa vera e propria. Questo solo per quello che riguarda la parte visibile del capo, mentre invece per quello che non si vede, tra monture con le pinces e paramonture senza pinces, rinforzi in teletta termoadesiva… c’era da diventarci matta!

Benché adori la chiusura con gli alamari tipica di questi corpetti, al mio, per motivi di affinità stilistica, ho dovuto sostituirli con un altro tipo di chiusura, che mi sembravano più coerenti con la scelta della stoffa. Mettere questi accessori più tradizionali su un capo che volevo rendere più attuale, rischiava di farmelo tornare di un balzello indietro… scelta presa: fibbiette piccole, argentate. Per il cordoncino che profila le parti principali del capo ho rivestito un cordino con dello sbiechino rosso acceso. E con molta, molta pazienza l’ho fissato al capo…

Per non lasciare nulla al caso, e per sfruttare anche i pezzettini avanzati di stoffa ho deciso di confezionarmi anche una fascia per i capelli.

Marzia


Copricostume dal Kenya

Mia cognata mi ha portato da un viaggio in Kenya un bellissimo pareo, ma quando in spiaggia ho provato ad indossarlo mi sono accorta che la dimensione mi creava qualche difficoltà: era troppo grande per annodarlo semplicemente sul fianco ma troppo corto per fare  il doppio giro e chiuderlo dietro. Peccato, perchè la consistenza e la fantasia (nonostante il maculato non sia tra i miei preferiti) mi piacevano …

Dopo averlo lasciato in un cassetto per un po’, visto che si trattava di un bel rettangolone di stoffa, mi sono decisa a trasformarlo in un abitino da usare come copricostume per andare al mare ed ho scelto un modello semplice e veloce (altrimenti sarebbe passata l’estate!): si tratta della casacca n. 115 di Burda Luglio 2012, allungata fino al ginocchio.

Questo modello, infatti, è molto semplice: due grossi rettangoli uguali di circa 55x85cm per le parti davanti e dietro ed un rettangolo di 150x7cm per la cintura. Le spalline, forse la cosa più complicata, sono due trapezi (in doppio) cuciti alle parti davanti e dietro mettendo il lato corto verso l’esterno e il lato più lungo all’interno … credo comunque che possano essere fatti a rettangolo senza cambiare troppo la riuscita del vestito.
In pratica è sufficiente fare l’orlo alle due parti davanti e dietro, cucire le spalline e cucire i due rettangoli insieme, dritto su dritto impunturando nel solco della cucitura dell’orlo, a partire da 20cm dall’alto e fino a dove si desidera lo spacco. Io ho aggiunto delle pieghe sullo scollo, due  davanti e una dietro, perchè mi sono accorta che era troppo largo quando avevo gia cucito le spalline e non avevo voglia di scucire questo tessuto sottile.
Per la cintura basta piegare il rettangolo a metà con il lato dritto all’interno, cucire lungo il lato lungo e uno dei lati corti, rivoltare e cucire a mano l’ultimo lato corto.

A seconda di dove si mette la cintura si ottengono risultati diversi, ma comunque è molto carino … con sotto una cannottierina e dei leggings alla fine l’ho messo anche per andare in ufficio.

Irene