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Cerimonia d’inverno (con errori da evitare)

Io adoro andare ai matrimoni, si nota vero? così quando sono stata invitata ad una cerimonia in pieno inverno ho pensato subito che era l’occasione perfetta per farmi un nuovo abito …

Ho scelto un modello con corpetto stretto, gonna ampia e maniche lunghe (Burda Novemembre 2012) e il risultato è stato soddisfacente, nonostante il poco tempo a disposizione.

abito-corallo

Proprio a causa della fretta ho commesso due degli errori peggiori che si possano commettere quando si realizza un capo di abbigliamento:

1) non preparare la stoffa prima di tagliarla
A seconda del tipo di tessuto utilizzato è necessario “pre-trattare” la stoffa, cosicchè non subisca variazioni dopo il taglio. In estrema sintesi:
– cotone/lino: lavare il tessuto
– lana: stirare con vapore
– sintetico: nessuna operazione necessaria
(se non conoscete la natura del tessuto provate a bruciarne un angolo: se brucia come carta e la cenere si sbriciola facilmente si tratta di cotone o tessuti naturali; se emana un odore di plastica e si forma una goccia scura si tratta di tessuti sintetici)

2) non realizzare un modello in tela di prova per verificare la vestibilità ed eventalmente modificare il cartamodello sulle proprie misure

Il primo errore è difficile da recuperare, soprattutto se il tessuto restringe e non si hanno ampi margini di cucitura; a me è andata bene, perchè si trattava di un tessuto da tappezzeria misto cotone, ma a prevalenza sintetico.

Riguardo al secondo errore, invece, ho penato parecchio perchè il corpetto e le spalle erano molto larghe, quindi ho iniziato a stringere ma ho avuto difficoltà per far tornare la manica … in sostanza  il tempo risparmiato a non fare il modello si perde con le modifiche (e se non si è esperti con la costruzione dei modelli si rischia pure di ottenere un risultato scadente).

Nonostante la voglia di realizzare tanti progetti non c’è niente che sia più frustrante di indossare un capo imperfetto (anche se non si vede, sappiamo che gli errori sono lì!) e niente che dia più soddisfazione di creare qualcosa di ben fatto.

Irene


Cosplay d’altri tempi

Un titolo appropriato, sia perché questo costume riporta in dietro di qualche secolo, sia perché è stato realizzato in tempi record.

A tre settimane dal’inizio di Lucca Comics mi è stato chiesto se sarei riuscita a realizzare il costume che Anne Hathaway  indossa nel film Becoming Jane  … è stato un piacere e una sfida!

Il modello in realtà non è molto complicato, si tratta di un abito stile impero, con scollatura quadrata e una grande piega sul dietro … probabilmente questa piega ha un nome preciso e si realizza con una tecnica sartoriale apposita, ma nonostante la mia esperienza limitata credo di essere riuscita a creare lo stesso effetto.

L’abito è realizzato in cotone, quello per lenzuola e si stropiccia che è una meraviglia (come quello del film!) … e si restringe tantissimo a lavarlo, quindi è vietato dimenticarsene prima di tagliare!

Anche se i tempi erano stretti ho voluto foderare la gonna e il corpetto è doppiato. Gli orli e le rifiniture interne sono state eseguite a mano con punto nascosto, affinché il risultato finale fosse preciso e di qualità.
L’abito è completato da una fascia in vita e una foulard bianco.

Irene


Copricostume dal Kenya

Mia cognata mi ha portato da un viaggio in Kenya un bellissimo pareo, ma quando in spiaggia ho provato ad indossarlo mi sono accorta che la dimensione mi creava qualche difficoltà: era troppo grande per annodarlo semplicemente sul fianco ma troppo corto per fare  il doppio giro e chiuderlo dietro. Peccato, perchè la consistenza e la fantasia (nonostante il maculato non sia tra i miei preferiti) mi piacevano …

Dopo averlo lasciato in un cassetto per un po’, visto che si trattava di un bel rettangolone di stoffa, mi sono decisa a trasformarlo in un abitino da usare come copricostume per andare al mare ed ho scelto un modello semplice e veloce (altrimenti sarebbe passata l’estate!): si tratta della casacca n. 115 di Burda Luglio 2012, allungata fino al ginocchio.

Questo modello, infatti, è molto semplice: due grossi rettangoli uguali di circa 55x85cm per le parti davanti e dietro ed un rettangolo di 150x7cm per la cintura. Le spalline, forse la cosa più complicata, sono due trapezi (in doppio) cuciti alle parti davanti e dietro mettendo il lato corto verso l’esterno e il lato più lungo all’interno … credo comunque che possano essere fatti a rettangolo senza cambiare troppo la riuscita del vestito.
In pratica è sufficiente fare l’orlo alle due parti davanti e dietro, cucire le spalline e cucire i due rettangoli insieme, dritto su dritto impunturando nel solco della cucitura dell’orlo, a partire da 20cm dall’alto e fino a dove si desidera lo spacco. Io ho aggiunto delle pieghe sullo scollo, due  davanti e una dietro, perchè mi sono accorta che era troppo largo quando avevo gia cucito le spalline e non avevo voglia di scucire questo tessuto sottile.
Per la cintura basta piegare il rettangolo a metà con il lato dritto all’interno, cucire lungo il lato lungo e uno dei lati corti, rivoltare e cucire a mano l’ultimo lato corto.

A seconda di dove si mette la cintura si ottengono risultati diversi, ma comunque è molto carino … con sotto una cannottierina e dei leggings alla fine l’ho messo anche per andare in ufficio.

Irene


Cerimonia in arancio e caffè

Cerimonia all’inizio di maggio (ma anche a fine settembre o ottobre): cosa mettere?
L’incognita principale della primavera è il tempo, quindi ho scelto di realizzare un completo che potesse adattarsi a temperature diverse: un tubino (non si sbaglia mai) e una casacca a tre quarti.

L’abito è strategico perchè leggero, in cotone e a maniche corte, ma ha la schiena coperta e non è troppo scollato.
La stoffa che ho scelto è una fiandra color arancione … mi piaceva tantissimo la consistenza, la tonalità e il disegno (difficilmente trovo stampe che mi piacciano) quindi non mi sono fatta troppi problemi sul fatto che fosse un tessuto per tovaglie.
Il modello è semplice e lineare, con maniche appena accennate, scollo tondo e taglio in vita. Sono partita dal modello n. 128 di Burda Maggio 2011, ma ho tolto il colletto e modificato la schiena affinchè seguisse la linea del corpo.

La casacca ha una forma particolare, che ricorda un kimono. Il modello è il n.121 di Burda Novembre 2011 ed è meno complicato di quel che sembra: le parti da tagliare sono praticamente tutte rettangolari e le cuciture tutte dritte … l’unica cosa difficile è decifrare le istruzioni su come unire i vari pezzi perchè secondo me non è affatto intuitivo.

Il tessuto è un jersey di lana color caffè, la fascia è in raso dello stesso tono. Ho scelto una stoffa così pesante per due motivi: il jersey in cotone che avevo trovato era sottile e l’effetto finale sarebbe stato troppo “povero”; inoltre la sera avrebbe potuto farmi comodo qualcosa di più caldo (e così è stato).
Per impreziosirlo senza ricorrere alle onnipresenti pailettes ho applicato a mano un bordino a motivo floreale realizzato con un filo lucido, mentre per non sovrapporre troppi strati di stoffa già spessa, ho coperto l’orlo inferiore con una strisciolina di raso.

Infine ho scelto accessori color nudo (anche perchè trovarli dello stesso arancio sarebbe stato impossibile, marrone mi sembrava troppo invernale e oro non li avrei riutilizzati).

Irene


In lavorazione

Abito finito e casacca tagliata, inizia l’ultima fase per il nuovo completo da cerimonia!


Indispensabile tubino nero

Con un bello scampolo in lana ho realizzato un indispensabile tubino nero per l’inverno, che inaugurerò proprio per questo capodanno (ma che mi riprometto di usare anche di giorno con scarpe basse e golfino semplice).

Il modello l’ho preso su La Mia Boutique di Ottobre 2011 e mi è piaciuto perchè molto lineare e lungo al ginocchio. Marzia mi ha aiutato a modificare il dietro, che mi stava troppo largo in orizzontale: è stato sufficiente allungare e stringere le pinces e la cucitura centrale.

La fodera è fissata al tessuto tutto intorno allo scollo e ai giromanica; per fissare questi ultimi a macchina, in modo che rimanessero tutte le cuciture all’interno, prima li ho appuntati insieme già ripiegati dal dritto, poi ho rivoltato e li ho cuciti dall’interno metà alla volta facendo “uscire” i bordi dalla spalla (detto così mi accorgo che sia incompresibile, io stessa lì per lì non avevo capito come c’ero riuscita).
Infine ho dato qualche punto a mano per fissare fodera e tessuto sullo spacco dietro, in modo che non si vedesse con il movimento.

        

Ho apportato una piccola modifica allo scollo perché in inverno non riesco a portare abiti così scollati: ho inserito un triangolo della stessa stoffa doppiata con del pizzo nero elasticizzato.

(due piccole precisazioni … la prima, purtroppo le foto in nero non si vedono granchè … la seconda, la modella non è la futura proprietaria del vestito, non è fatto sulle sue misure e non rende al massimo)

Irene


La stagione dei matrimoni

Quale migliore occasione di un invito a nozze per sbizzarrirsi a realizzare un abito?! E rimanendo nelle regole del bon ton (niente bianco, niente nero e soprattutto niente esagerazioni che distolgano l’attenzione dalla sposa!) è possibile uscire dall’ordinario, concedendosi qualcosa di particolare e originale (senza duplicati con le altre invitate).

Per una cerimonia di inizio settembre mi sono messa per tempo a realizzare questo abito in taffetà rosa; in realtà la stoffa era nella sezione dei tessuti da arredamento, ma il commesso mi ha detto che non c’era differenza (anche quella della sezione abbigliamento, infatti, non era in seta ma sintetica). Si tratta di un tessuto sostenuto, quindi non dà particolari problemi nella lavorazione, eccetto che rimangono evidenti i fori di spilli, cuciture, ecc, quindi è quasi vietato sbagliare!

Il corpetto è aderente e accollato, formato da ben 6 parti distinte (2 frontali, 2 laterali e 2 posteriori). La gonna è a palloncino con arricciatura in alto e orlo stretto; la consistenza del tessuto dà un bell’effetto volume.

Il corpetto è doppiato nello stesso tessuto, mentre la gonna è foderata (la fodera è cucita con l’orlo e fissata a mano lungo la vita).

Il pezzo forte sta nel retro: le spalline dietro, infatti, scendono verso il corpetto, lo toccano in un punto e poi risalgono, formando due nastri larghi e lunghi, con cui creare un nodo abbastanza “scenografico”.

    

Questa particolarità, tuttavia, mi ha creato  non pochi problemi con la stola; qualsiasi coprispalle infatti copriva il nodo e dava un effetto “gobba”.
Inizialmente avevo pensato di realizzare una specie di mini-cappa e di indossarla al contrario, cioè con l’apertura sul retro e unita davanti; però con la gonna di questo tipo formavano un insieme troppo gonfio.

Alla fine quindi ho realizzato una stola in due parti unite solo per 15cm e per indossarla facevo una doppia rotazione; in questo modo il nodo rimaneva libero e l’aspetto finale non era spiacevole.

   

Per spezzare l’effetto-confetto ho doppiato la stola con del tulle nero impreziosito da pailettes rosa antico, non troppo scintillanti, e da accessori neri.

Il risultato finale è stato niente male … (a dire il vero, a me piaceva tantissimo!)

Irene