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Casacchina dalla linea orientale e dallo stile occidentale (?!)

Delle mille cose che mi passano per la testa e che vorrei confezionare per me, questa sono riuscita a trovare il tempo per portarla a termine. I lavori che mi vengono commissionati hanno il vantaggio sui miei, ed io mi ritrovo con l’armadio che non si rinnova: non compro abiti nuovi, perché non mi piacciono al 100%, e non penso valgano il prezzo che te li fanno pagare, compro metri di stoffe che mi piacciono e che però restano nell’armadio ad ammuffire, informi e tristi. Ma questa volta mi sono ritagliata un angolino di spazio da dedicare a me, spronata dalla Prima Comunione di mia nipote e armadio e portafoglio vuoto per l’evento.

Ho un debole per l’Oriente, e da un po’ ho in testa di confezionare un kimono (progetto rimandato a data da decidere), e una casacca cinese, di quelle dalla chiusura asimmetrica su una spalla, collo alla coreana, e linea ben definita sul corpo. Non volevo i tessuti lucidi da raso di seta, uno perché non indosso seta, due perché volevo andare un po’ oltre alla solita visione di casacchina cinese (lucida, colori squillanti, fantasie macro fiorite o fantasy), no, no…
Illudendomi di essere la Coco Chanel dell’occasione (quando ha inventato i suoi celeberrimi tailleur, in tessuti eccentrici, come maglina e jersey), ho deciso di interpretare questo capo orientale, col mio occhio occidentale, dopo alcuni schizzi ha avuto la meglio il gessato profilato in rosso. Il dettaglio rosso su base principalmente nera mi piace, è sofisticato, eccentrico ed elegante insieme, non ti puoi permettere imprecisioni, si vedrebbero evidenziate alla massima potenza. Per l’occasione mi sono servita di un jersey di cotone, che oltre alle caratteristiche estetiche che avevo progettato unisce anche la comodità nell’indossare il capo.
Dalla base del corpetto lungo fino al bacino ho disegnato le modifiche che lo avrebbero reso il mio corpetto cinese, la chiusura asimmetrica, il collo alla coreana, la manica di 3/4 con lo spacchetto interno. Dal cartamodello sono passata alla prova su tela Guinea, che costa poco e posso vedere come rende il capo su stoffa, anche se ogni stoffa si comporta in maniera diversa, e la tela Guinea non somiglia nemmeno lontanamente al jersey elasticizzato, ma di sicuro dà meglio l’idea della vestibilità del capo che non la sua versione in carta. Infatti, indossandolo aveva qualche difetto: le pinces andavano scavate di più, il colletto prendeva una brutta linea, la base del collo dietro necessitava una pince. La versione corretta è stata poi riportata sulla stoffa vera e propria. Questo solo per quello che riguarda la parte visibile del capo, mentre invece per quello che non si vede, tra monture con le pinces e paramonture senza pinces, rinforzi in teletta termoadesiva… c’era da diventarci matta!

Benché adori la chiusura con gli alamari tipica di questi corpetti, al mio, per motivi di affinità stilistica, ho dovuto sostituirli con un altro tipo di chiusura, che mi sembravano più coerenti con la scelta della stoffa. Mettere questi accessori più tradizionali su un capo che volevo rendere più attuale, rischiava di farmelo tornare di un balzello indietro… scelta presa: fibbiette piccole, argentate. Per il cordoncino che profila le parti principali del capo ho rivestito un cordino con dello sbiechino rosso acceso. E con molta, molta pazienza l’ho fissato al capo…

Per non lasciare nulla al caso, e per sfruttare anche i pezzettini avanzati di stoffa ho deciso di confezionarmi anche una fascia per i capelli.

Marzia


Gli amici delle Sartorie. La sartoria di Antonella (parte 1).

Ecco il primo post di presentazione dei lavori di Antonella.
Un esempio di come può cambiare “carattere” lo stesso capo di abbigliamento con una fantasia diversa di stoffa.
Quello che ho deciso di presentare in questo post è un corpetto ampio dalla linea a pipistrello e le maniche raglan, non dà problemi di linea (sta praticamente bene a tutte), oltre ad essere comoda, e si può prestare ad una gamma infinita di varianti, con o senza cintura, magari con un tessuto leggero, semitrasparente da poter usare anche come copri costume…

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Camicetta a pois

Realizzata e indossata, per questo ho solo questa foto (decisamente sovraesposta).

Comunque si tratta di una camicetta, o blusa come viene chiamata sulle riviste specializzate, mi verrebbe da dire in chiffones, ma non ne sono sicura … comunque è un tessuto leggero e trasparente a cui è facilissimo tirare i fili (basta uno spillo probabilmente scheggiato).
Il modello si trova su Burda di Gennaio 2011 ed è composto da due parti frontali, in cui si trova un taglio orizzontale dove viene creata l’increspatura; due parti dietro e una baschina posteriore, anch’essa increspata. Infine lo sprone sulle spalle e le maniche.
La particolarità è che non c’è uno scalfo classico (ovvero l’ovale stondato dove si attacca la manica), ma il taglio è rettangolare e la manica non si unisce sotto il braccio.

ABBOTTONATURA CON ASOLE
L’abbottonatura è stata creata con delle asole nello stesso tessuto della camicetta. Basta realizzare un rettangolo pari alla lunghezza delle asole moltiplicato per il numero delle stesse, di altezza circa 3 cm; si cuce a 3-5mm dalla ripiegatura e si rivolta il nastrino tubolare creato, poi si taglia in parti uguali. Niente di particolarmente complesso, c’è poi da aver pazienza e precisione nel posizionarle tutte nei punti giusti, creando dei “cappietti” della stessa dimensione.


Camicia con collo alla coreana

Un’altro dei progetti meglio riusciti grazie alle Sartorie Riunite è la mia prima camicia!
La stoffa è di cotone rigato ed è un piacere lavorare con pezzi di questa dimensione, ne troppo grandi ne troppo piccoli.
Il modello è formato da due parti davanti, a cui si aggiungono due bordi di guarnizione tagliati nel verso opposto della stoffa, creando un contrasto “geometrico” decorativo; ci sono poi due liste di abbottonatura, per ciascun lato: una in cui vengono fatti gli occhielli e una in cui si attaccano i bottoni.
Il retro è formato da uno sprone (la parte sulle spalle) e la parte dietro, in cui viene fatta una piega centrale. Infine ci sono il colletto alla coreana, che ha una forma rettangolare leggermente stondata sugli angoli, le maniche e i polsini.
 
RINFORZO CON FLISELINA TERMOADESIVA
Alcune parti della camicia vanno rinforzate con la fliselina termoadesiva, una tela che si stira sul tessuto, rendendolo più rigido. Le parti da rinforzare sono il colletto, i polsini, la lista di abbottonatura e il bordo di guarnizione dello spacco manica.
La fliselina si trova di diverso spessore, per la camicia mi hanno consigliato un tipo abbastanza leggero, e io l’ho vista solo bianca o nera. Guardandola un po’ in obliquo si vede che un lato è più lucido; si tratta della colla che con il calore del ferro da stiro l’attacca al tessuto.
La fliselina va tagliata secondo il cartamodello del pezzo interessato, senza bordi e per metà altezza se si tratta di parti da ripiegare: ad esempio, se la lista abbottonatura è larga 4cm da ripiegare per un altezza finita di 2cm, allora la fliselina deve essere larga 2cm.
Ritagliati i vari pezzi, si appoggiano sul rovescio del tessuto, facendo attenzione a disporre verso il basso la parte “collosa” (altrimenti sporcate solo il ferro da stiro) … se per farla stare ferma mettete gli spilli attenzione alla capocchia in plastica!

Un passaggio particolare nella confezione della camicia è quello della guarnizione dello spacco manica .. non mi addentro nella spiegazione perchè per farlo ho dovuto seguire passo passo il tutorial del già citato sito Husqvarna Viking “La stanza del cucito”, senza il quale sarei stata persa perchè i passaggi non sono intuitivi e le spiegazioni della rivista sono (almeno per me) incomprensibili.
Irene